Attenti ai soldi dell’erario

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Comunicato stampa del 04.02.2015

Riteniamo doveroso rettificare la notizia apparsa sul quotidiano del 4 febbraio 2015, pag. 6 “Il ‘traffico’ dei rifiuti che pesa sulle bollette”.
La CSA di Castelforte lamenta, in sintesi, che una nota della Regione Lazio avrebbe imposto ai comuni appartenenti all’ATO di Latina, che attualmente conferiscono al suo impianto sito nell’ATO di Frosinone, di conferire presso l’impianto di trattamento di bacino e che ciò comporterebbe maggiori spese e un minor recupero, visto che la CSA vanterebbe un tasso di recupero del 100% sulla frazione secca del rifiuto urbano conferita dai comuni che fanno la differenziata.
Non abbiamo riscontro di tali dichiarazioni allarmistiche, tenuto conto che la Regione non ci ha trasmesso alcuna comunicazione né alcuno dei comuni dell’ATO pontino, che conferiscono fuori ambito alla CSA, si è comunque rivolto a noi, pur appartenendo al nostro medesimo ATO.
È paradossale, comunque, che la CSA lamenti il fatto che la Regione nel caso di specie finalmente faccia applicare la legge statale e una precisa disposizione del Piano regionale dei rifiuti del 2012, a quanto ne sappiamo non contestata dalla stessa società, che stabiliscono che i comuni devono rivolgersi, fino a saturazione agli impianti del proprio ambito. Non si comprende, quindi, in base a quale titolo si dovrebbe tollerare una violazione delle regole vigenti.
Stupisce poi l’affermazione che la CSA recupererebbe il 100% del rifiuto urbano secco in ingresso. Infatti, se il trattamento svolto non porta ad alcun recupero di materia/perdita di processo, allora sarebbe meglio che i Comuni conferenti facessero “omologare” il proprio rifiuto dagli impianti di termovalorizzazione, cui potrebbero conferire direttamente, risparmiando il costo industriale (circa 30/40 euro) del passaggio presso l’impianto di trattamento di CSA.
Dobbiamo ricordare, infine, che la CSA nel 2013 è stata autorizzata e dotata di tariffa – peraltro con procedura particolarmente celere rispetto agli standard regionali – proprio sotto la nuova Amministrazione regionale del PD. Sembra, quindi, singolare che la CSA oggi lasci intendere che sul nuovo indirizzo peserebbe una presunta contiguità politica tra comuni e Regione. Non si comprende allora perché i suddetti comuni dell’ATO pontino prima si rivolgevano all’impianto di CSA che è fuori dell’ATO di appartenenza.

Fabio Altissimi