Il dito e la Luna……

Sulla stampa di questi giorni sono apparse varie notizie inerenti l’accoglimento, da parte del TAR Lazio, del ricorso che RIDA Ambiente aveva proposto avverso la determinazione della tariffa definitiva di accesso che i Comuni devono versare, in base alla vigente normativa regionale, per conferire i propri rifiuti indifferenziati all’impianto di trattamento.
Molto si è detto e scritto, anche a sproposito, sul paventato notevole incremento dei costi per i Comuni. Sono quindi necessarie alcune precisazioni.
Anzitutto, circa il 83 % della tariffa di RIDA – al netto dell’ecotassa del benefit ambientale dovuto ai comuni e dell’IVA (tutti tributi da versare agli enti pubblici competenti) – è rappresentato da extra-costi, ossia quello che RIDA stessa deve pagare, rispettivamente, agli impianti di termovalorizzazione (per conferire il combustibile da rifiuti prodotto ai fini del recupero energetico) e agli impianti di discarica laziali (per conferire lo scarto residuale del trattamento da smaltire).
Dei € 107,41/ton tardivamente riconosciuti dalla Regione, dunque, soltanto € 19,00/ton vanno a RIDA con i quali deve pagare tutti i suoi costi di produzione (dipendenti, energia elettrica, ecc) ed i suoi ammortamenti . Tutto il resto va a termovalorizzatori e discariche. Dunque, per la maggior parte, RIDA è costretta ad operare come una sorta di “esattore” per conto terzi (termovalorizzatori e discariche), i cui prezzi e le cui tariffe sono, spesso superiori a quelli di altre regioni.
La stampa, e i cittadini, quindi, dovrebbero anzitutto interrogarsi sul perché le vere cause dell’incremento dei costi passino sotto silenzio, in primo luogo dell’Autorità regionale, mentre si mette alla gogna RIDA, che ha avuto soltanto la “colpa” di tutelare i propri diritti in giudizio e di agire, come dimostrano gli atti degli ultimi sette anni di battaglie, soltanto al fine di ridurre al massimo i costi: quelli aziendali, massimizzando la propria efficienza con investimenti di oltre venti milioni di euro, che hanno consentito di ridurre di quasi il 70% i rifiuti da smaltire in discarica; gli extra-costi, tentando di indurre tutti gli attori della filiera, a partire dall’Autorità regionale, alle sue società controllate, agli organi di vigilanza, fino alle discariche e ai termovalorizzatori, alla rigorosa osservanza della normativa vigente.
Se i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative, ce ne dispiace: un operatore privato, con le sue sole forze, e senza neppure il sostegno della pubblica opinione (men che meno quello della politica…), può fare ben poco in questo sistema.
Insomma, la stampa, se vuole fare un servizio al cittadino,smetta di guardare il dito e cominci a guardare la luna….