La verità sull’aumento dei costi per il trattamento dei rifiuti.

In questi giorni la Rida Ambiente è stata oggetto di alcune notizie inesatte,  pubblicate su alcuni quotidiani locali, è per questo motivo che l’azienda ci tiene a pubblicare la propria versione sulla delicata questione degli aumenti lamentati dal Comune di Latina relativamente ai costi di trattamento dei rifiuti:

articolo Il contratto di conferimento del Comune di Latina per il trattamento e recupero dei RSU presso l’impianto della RIDA subirà nell’anno 2014 aumenti annui pari a 782.000 € pari a circa 6,50 € annui per cittadino. 

La cifra complessiva di 24 milioni di euro pesa sulle spalle dei cittadini per un importo pro capite pari a € 200/anno.

L’Amministrazione comunale dovrebbe spiegare ai cittadini contribuenti come gestisce la differenza, pari a € 193,5/anno per abitante;

E’ vero che i rifiuti della RIDA sono smaltiti (come peraltro prescrive obbligatoriamente il Piano regionale del 2012) in una delle due discariche di Borgo Montello ma, rispetto all’anno 2011, le quantità si sono ridotte da 350.000 a 80.000 tonnellate/anno. È singolare che l’Amministrazione protesti oggi, quando il flusso dei rifiuti in discarica si è sostanzialmente ridotto, mentre non consta che abbia sollevato questioni allora quando era oltre quattro volte superiore;

D’altra parte l’Amministrazione comunale sembra preoccuparsi che la RIDA smaltisca i propri scarti in una delle due discariche di Borgo Montello (quella di INDECO) che, però, a quanto consta, non risulta avere questioni aperte di ordine giudiziario né procedure di bonifica in corso a suo carico. Non è dato comprendere, invece, come mai l’Amministrazione resti silente e apparentemente inerte – pur dopo le clamorose vicende degli ultimi mesi, culminate nelle ben note ordinanze di custodia cautelare – in merito a cosa fare dell’invaso intestato alla Ecoambiente (dal Comune indirettamente controllata tramite Latina Ambiente). Società che, da quanto si apprende dalla stampa, versa invece in condizioni critiche sia sotto il profilo delle varie vicende giudiziarie che hanno interessato la gestione della discarica e la proprietà dei suoli su cui essa insiste, sia sotto il profilo della grave e persistente situazione di inquinamento che gli organi di controllo avrebbero accertato, in merito alla quale si dovrebbe procedere ad una costosa e urgente operazione di bonifica;

Siamo assolutamente d’accordo che debba essere potenziata la raccolta differenziata. Il nostro impianto è complementare, e non sostitutivo, della raccolta differenziata. Spetta, però, esclusivamente al Comune e alla Provincia farla funzionare, visto che sono tra l’altro titolari dei fondi distribuiti dalla Regione Lazio proprio a tal fine.

Anche qui, peraltro, vanno fatte le dovute precisazioni.
Si legge, infatti, che “I rifiuti della raccolta differenziata finiscono agli impianti di trattamento. In questo caso alla RIDA”.

Questa affermazione va rettificata qualsiasi sia l’intepretazione che si voglia attribuirle. Infatti, non è vero che i “rifiuti della raccolta differenziata” (se intesi come i flussi di rifiuti raccolti in maniera differenziata) finiscano alla RIDA, in quanto essi sono obbligatoriamente destinati (e ci mancherebbe altro) al recupero di materia nelle apposite filiere (carta, legno, alluminio, verto etc.).

L’affermazione quindi va rettificata ulteriormente se la si legge nel senso che i “rifiuti residuati dalla raccolta differenziata” (ossia gli scarti non altrimenti recuperabili nelle filiere) siano destinati – come sarebbe peraltro doveroso in conformità alla gerarchia europea dei rifiuti – alla produzione di CDR/CSS indirizzato al recupero energetico. Alla RIDA, infatti, non arriva neppure tale tipologia di rifiuto e, ovviamente, non è dato comprendere perché (forse finisce ancora in discarica?).

C’è un altro aspetto, e concludo, che va assolutamente chiarito, là dove si afferma “Infatti l’impianto di Rida Ambiente è l’unico che la Regione Lazio mette a disposizione per il trattamento dei rifiuti. E il costo, ovvio, lo fa chi gestisce l’impianto. Un costo che per il Comune, oggi è altissimo”.

In questo caso vanno fatte altre tre precisazioni quante sono le righe appena sopra riportate.

La prima è che la Regione Lazio non “mette a disposizione” alcunché. Il Piano regionale prevedeva due impianti nell’ATO pontino. RIDA ha realizzato e messo in esercizio il suo, a proprie spese. Ecoambiente ha lasciato scadere inutilmente l’autorizzazione di cui era titolare fin dal 2009 e non ha realizzato il suo, con il che si è verificato un grave deficit che ha comportato, tra l’altro l’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione europea (ora approdata innanzi alla Corte di giustizia). Le ragioni non vanno chieste a noi ma non sarà difficile trovare le giuste spiegazioni  se si guarda agli attori finora coinvolti in questo spiacevole dibattimento. Se oggi l’ATO pontino è potenzialmente autosufficiente (se e quando la Regione concederà alla RIDA l’autorizzazione al richiesto incremento) è merito di chi ha realizzato e demerito di chi non ha realizzato. Tutto qui.

La seconda è che il costo del trattamento e del recupero sia stabilito da chi gestisce l’impianto. Il che non è esatto né formalmente né sostanzialmente:
– il prezzo della prestazione di trattamento e recupero è stabilito da un provvedimento della Regione Lazio (tariffa di accesso), all’esito di un rituale procedimento previsto dalla normativa in vigore, e non certo dalla scrivente, inoltre la tariffa di accesso regionale non prevede utili d’impresa ma la mera remunerazione del capitale investito.

La terza precisazione è che il costo per il Comune sia “oggi” altissimo. Il Piano regionale dei rifiuti afferma espressamente che “i costi associati ad un sistema di gestione integrata dei rifiuti così articolato sono in genere più elevati, ma sono giustificati dalla riduzione degli impatti ambientali complessivamente esercitati sul territorio (leggi “discariche”: n.d.r.)” (D.G.R. 18.01.2012, n. 14, in B.U.R.L. n. 15 del 14.03.2012, pag. 189, § 10) oltre ad essere necessari, aggiungiamo, per rispettare la normativa europea e nazionale.

Riteniamo quindi che alla luce di quanto affermato i cittadini/contribuenti possano farsi un’idea completa e a nostro avviso più corretta sulla causa dell’incremento dei costi che non reputiamo in alcun modo sia da addebitarsi alla RIDA Ambiente.