LA VERITA’ VI RENDERA’ LIBERI

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Abbiamo letto con stupore di alcune interpretazioni giornalistiche dei fatti di questi giorni, forse dovute alla oggettiva complessità della materia e a tempi troppo ristretti per fare un’adeguata analisi.

Com’è noto ai lettori, RIDA Ambiente svolge l’attività di trattamento e recupero dei rifiuti urbani indifferenziati che dà luogo a due flussi in uscita: un combustibile solido secondario (destinato a recupero energetico) e uno scarto, destinato a discarica. Applicando le migliori tecniche disponibili, abbiamo ridotto lo scarto a circa il 40% del rifiuto in ingresso. Il problema dello smaltimento dunque, per quanto ridotto, resta.

Ora accade che Lazio Ambiente (società della Regione Lazio), presso cui RIDA conferisce appunto i propri scarti, ha prima interrotto il servizio pubblico di discarica per due settimane e, dopo il riavvio, lo ha comunque ridotto del 75% rispetto agli obblighi contrattualmente fissati e proporzionati alle normali esigenze.

Nel contempo, la quantità di rifiuti da noi trattati è notevolmente cresciuta perché la Regione Lazio ha chiesto al nostro impianto di farsi carico di parte dei rifiuti che i Comuni conferivano all’impianto di trattamento della Pontina Ambiente prima dell’incendio del 30 giugno scorso.

Anche un normale cittadino, non esperto di gestione dei rifiuti, può capire che, se da un lato si mette più acqua in una vasca e dall’altro si chiude lo scarico, prima o poi l’acqua tracimerà. Ed è il rischio che appunto abbiamo corso in questi giorni, evidentemente non per responsabilità di RIDA.

E di chi è allora la responsabilità e a chi spetta risolverla?

Mettiamo subito in chiaro una cosa: RIDA Ambiente, oltre a dover applicare una tariffa amministrata dalla Regione Lazio, non è libera di scegliersi neppure la discarica dove conferire gli scarti del trattamento. Il vigente Piano regionale dei rifiuti del 2012 dispone che gli scarti del trattamento devono andare alla discarica più vicina dell’ATO di appartenenza.

Sennonché Borgo Montello è satura ormai da un anno e da bonificare. RIDA questo lo ha segnalato alla Regione, che comunque lo sa molto bene, quasi due anni fa (per intendersi, da quando la IND.ECO aveva avvertito che i suoi invasi di Borgo Montello erano quasi colmi) e ha ripetutamente sollecitato la stessa Regione a provvedere all’individuazione di una “rete integrata e adeguata” di impianti di smaltimento, come le prescrive la legge europea e nazionale.

Risultato? Nessuno, anzi RIDA è stata costretta a fare ricorso al TAR (vinto) per potere smaltire i propri rifiuti, in difetto di alternative, fuori regione. Cosa che appunto fa già da circa un anno, visto che i quantitativi messi a disposizione (a singhiozzo) da Lazio Ambiente non sono ad oggi sufficienti a soddisfare il fabbisogno.

L’emergenza della Pontina Ambiente, aumentando i rifiuti in ingresso, ha giocoforza aumentato i rifiuti in uscita (com’è agevole comprendere, la percentuale di recupero è la stessa, ma in termini assoluti le quantità aumentano).

Questo non sarebbe stato in sé un problema se la stessa Pontina Ambiente avesse rispettato l’obbligo di legge e di piano, e l’impegno che essa stessa aveva assunto di fronte alla Regione, di riprendere nella propria discarica gli scarti del trattamento dei rifiuti prodotti dai Comuni che prima dell’incendio conferivano al suo impianto. Ma non l’ha fatto: sono ormai oltre tre mesi che, dopo aver ricevuto le analisi e le certificazioni tecniche richieste, immotivatamente omette di riprendere i rifiuti dell’ATO di appartenenza. Tanto immotivatamente che, sia pure con incomprensibile ritardo (ossia soltanto ieri), la Regione l’ha diffidata a farlo.

E le discariche fuori regione? Anche qui occorre chiarire: RIDA, come si è detto, le aveva tempestivamente reperite (tra l’altro, ad un costo complessivamente inferiore a quello che è costretta a pagare nel Lazio, quindi con risparmio per il pubblico erario) ma le volumetrie disponibili non sono infinite: quelle che si erano opzionate (e che in condizioni normali sarebbero state più che sufficienti fino alla fine dell’anno) si sono esaurite precocemente a causa del blocco, e poi della drastica riduzione, dei conferimenti da parte di Lazio Ambiente e per l’impossibilità, ad oggi, di conferire i maggiori quantitativi di rifiuti di sua spettanza a Pontina Ambiente.

RIDA ha resistito a questa situazione, per molti aspetti inquietante, finché ha potuto. Ma, come tutti, deve rispettare la legge, la quale prescrive limiti massimi di stoccaggio dei rifiuti in attesa di recupero e smaltimento che non possono essere superati. E, quando gli stoccaggi si sono riempiti, è stata costretta a gettare la spugna.

E torniamo alle domande fondamentali: Chi ha pianificato la gestione dei rifiuti urbani e i relativi flussi? Chi doveva individuare la rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento per garantire l’autosufficienza? Chi ha autorizzato gli impianti? Chi ha fissato le tariffe? Chi è socio unico di Lazio Ambiente, ne ha autorizzato l’attività e doveva vigilare sulla relativa gestione? La risposta è una, e sempre la stessa: la Regione Lazio.

In tale contesto, appare dunque quantomeno ingeneroso, se non grottesco, che RIDA sia tacciata di essere il nuovo “monopolista” o di approfittare della situazione ad altri scopi. È vero infatti che la società intende munirsi di una sua discarica di servizio, ma ciò proprio al fine di sottrarsi alla schiavitù e ai veri e propri abusi di posizione dominante che si perpetrano nell’attuale sistema da parte dei “padroni del vapore”. Il tutto, garantendo una tariffa di accesso di 45,00 euro/tonnellata contro gli oltre 84 euro/tonnellata (e salvo conguagli) che ancora oggi ci sono stati chiesti da impianti laziali. Sarà forse questa la vera pietra dello scandalo? Non sarebbe forse il caso che qualcuno decidesse di fare una perizia indipendente sui veri costi di una discarica?

Ora, però, qualcosa potrebbe cambiare. All’Assessorato regionale competente c’è un nuovo titolare, che dimostra grinta e volontà di affrontare i problemi. Ha tutto il diritto, come lo hanno avuto i suoi predecessori, ad una sostanziosa apertura di credito e al tempo necessario per riformare un sistema di gestione dei rifiuti urbani incancrenitosi da oltre trent’anni. Non ci resta che aspettare e sperare.

Fabio Altissimi