Vediamoci chiaro. Rida scrive alla stampa.

LO ZEN E L’ARTE DI RIEMPIRE LE DISCARICHE PIENE

Davvero singolari le “anticipazioni” di recente elargite da alcuni organi di stampa. In effetti, tra fantasiose ipotesi di complotti “a tenaglia” e discettazioni giuridiche sul Piano regionale dei rifiuti vigente, l’unica cosa certa che emerge è che qualcuno avrebbe già fissato il prezzo del business delle discariche: “100 euro circa di costo di smaltimento [che] fanno 1700 milioni di euro…”.

“Farebbero gola a chiunque”, chiosa uno dei quotidiani, ma qui già si incorre in un primo errore. Perché forse 100 euro a tonnellata è il prezzo di oligopolio praticato dai soliti noti, tra cui quelli che dicevano di aver fatto risparmiare a Roma con Malagrotta centinaia di milioni di euro e ora, però, se verranno firmate le relative determinazioni regionali, chiederanno i “conguagli” tariffari.

Gli stessi articoli di stampa che stabiliscono il prezzo del business delle discariche dimenticano però di informare i lettori che RIDA Ambiente – cui pure viene rivolta tanta attenzione – ha invece proposto una tariffa di smaltimento per la discarica progettata a servizio del proprio impianto pari a meno della metà (45 euro/ton) a fronte di presidi ambientali ben più rigorosi e costosi di quelli in uso nel Lazio: un vero scandalo! Come farà la Regione a giustificare la tariffa di 100 euro che è stata fatta pagare finora ai cittadini  e che soprattutto – stando ai suddetti organi di stampa  – dovranno continuare a versare in futuro?

Ma a questo aspetto, pur così eclatante e di certo interesse pubblico, quella stampa non sembra interessata.

Evidentemente, piuttosto che occuparsi di quel che è stato fatto pagare ai cittadini negli ultimi trent’anni e che rischia di non cambiare nei prossimi dieci anni, è giornalisticamente più stimolante congetturare di complotti, convergenze parallele, vendette, aspiranti nuovi monopolisti (che però hanno un solo impianto e devono combattere ogni giorno per tenerlo in vita).

Ma forse non vale la pena di occuparsene perché, secondo la singolare interpretazione giuridica sposata da parte della stampa, si possono fare solo gli impianti previsti dal Piano regionale, quelli nuovi no, ergo: va bene la delibera regionale 199/2016 che prevede, appunto, un incremento di dieci milioni di metri cubi riservato alle sole discariche esistenti. Peccato che queste non sono però dell’aspirante monopolista Altissimi, ma di chi le gestisce da decenni.

Tralasciando il fatto che in passato la Regione ha in realtà autorizzato decine di impianti non previsti dal Piano, sono i conti che fanno impressione: quanto valgono i 10 milioni di tonnellate della delibera 199/2016 ai 100 euro che la stampa ci dice essere il prezzo di mercato già stabilito per le discariche? un miliardo di euro.

Un’altra domanda andrebbe posta: ma se le discariche esistenti previste dal Piano regionale sono operative, perché non vengono già ora messe a disposizione degli impianti TMB (incluso il nostro) per prevenire l’emergenza? e se invece sono tutte esaurite, perché non vengono messe in post-gestione come vuole la legge? Potrebbe avere una qualche rilevanza il conseguente esborso di circa 400 milioni di euro fino ad oggi versati dai cittadini attraverso la tariffa per gli oneri di bonifica?

Dunque, siamo arrivati a quasi un miliardo e mezzo di euro, tra “risparmio post-gestione” (se la discarica invece di essere chiusa viene ampliata, non si caccia fuori un quattrino) e incrementi volumetrici previsti dalla delibera 199/2016. “Farebbero gola a chiunque”, è vero, soprattutto ai titolari delle discariche già esistenti…

Ora, però, i cittadini si chiederanno quali potrebbero essere le conseguenze dall’emergenza di “Roma sporca”.

Lo scorso 13 maggio l’Avvocato Cerroni ha pubblicato sulla stampa una lettera aperta al Ministro dell’ambiente, al Presidente Zingaretti, alla Sindaca Raggi e al Commissario europeo Vella, per caldeggiare la riapertura del tritovagliatore di Rocca Cencia targato Colari (quello al quale AMA aveva, sempre in periodo di emergenza, affidato il trattamento meccanico dei rifiuti romani alla cifra di 180 euro a tonnellata, lo stesso poi dato in affitto ad altro operatore), e la messa in esercizio dell’impianto TMB a Guidonia (la cui autorizzazione è stata ritenuta illegittima dalla Corte di cassazione, ma che di recente il TAR ha considerato, in mancanza di provvedimenti di autotutela della Regione Lazio, comunque efficace).

A questo punto, è davvero difficile prendersela con la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, la quale ha dimostrato grande coraggio nel segnalare pubblicamente un contegno non collaborativo della Regione Lazio. Sarà anche per questo che, dopo il suo intervento televisivo a Porta a Porta, l’emergenza romana sembra essersi all’improvviso sgonfiata?

Anche al Consigliere Storace, da sempre una voce fuori dal coro, potranno tentare di attribuire quello che vogliono ma, ci spiace per quella stampa che lo ha attaccato, non ha nulla da temere, come niente abbiamo da temere noi. Pochi sono i politici che, come lui, hanno avuto il coraggio di schierarsi pubblicamente contro i poteri forti di tutti i generi e di denunciare oligopoli, inquinamenti e favoritismi.

Quanto a noi, dovremo fermare il nostro (unico) impianto quando si sarà esaurito anche l’ultimo sbocco disponibile per gli scarti del servizio di trattamento biologico-meccanico che svolgiamo in favore di 66 comuni e di 1.700.000 cittadini laziali. Ultimo sbocco – è bene si sappia – da mesi assicurato da una discarica in Toscana, alla faccia della “prossimità” e “autosufficienza” con cui oggi la Regione rampogna la Sindaca di Roma, ma che la stessa Regione non è stata capace di garantire, nonostante una sentenza del TAR le abbia ordinato, già 14 mesi fa, di individuare la “rete integrata e adeguata di impianti” che richiedono la normativa europea e una sentenza della Corte di giustizia del 2014.

A differenza dei veri oligopolisti noi non paventiamo “dopo di noi il diluvio!”. Piuttosto, quando il nostro impianto sarà stato fermato, diventerà soltanto evidente il “sistema alternativo” da mesi predisposto dalla Regione Lazio: tanti bei tritovagliatori (sì, proprio quelli che ci erano costati la procedura di infrazione europea perché inidonei ad eliminare la pericolosità dei rifiuti urbani) e tanti begli ampliamenti di discariche esistenti più o meno “in deroga” (che possono ingoiare, in barba ai limiti europei, i rifiuti ancora putrescibili che escono dai tritovagliatori).

Certo qualche inconveniente ci sarà: per i comuni che dovranno forse certificare il falso (ossia di avere, con la raccolta differenziata, eliminato tutto il putridume dai rifiuti da inviare ai tritovagliatori) e, soprattutto, per i cittadini che saranno penalizzati tre volte: pagheranno di più (100 euro sono più di 45…) per un servizio peggiore (più “monnezza”, più percolati, più inquinamenti e più “puzza” nelle piccole e grandi discariche esistenti) e, prima o poi, per le sanzioni che ci arriveranno dall’Unione europea. Ma cosa non si farebbe per accontentare gli oligopolisti, quelli veri…!

Per i cittadini, contribuenti, consumatori ed elettori, quindi, vale sempre il vecchio proverbio zen: quando il saggio indica la luna, non guardate il dito!

Fabio Altissimi